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Cappella di Santo Stefano in Sardina già Oratorio del Beato Arcangelo Canetoli

Cappella di Santo Stefano in Sardina già Oratorio del Beato Arcangelo Canetoli

Il toponimo Sardina deriva dalla corruzione del termine saldino che vuol dire piccolo saldo/appezzamento di terra coltivabile, in questa località e proprio nelle vicinanze della cappella, sono stati ritrovati in passato resti di manufatti risalenti ad epoca romana. Il nome Sardina è attestato a partire dal XV secolo; l’attuale cappella che porta l’intitolazione a Santo Stefano Protomartire, sorge all’incirca nel luogo dove esisteva fin dal 1083 l’antica cappella di San Lorenzo de Anghio.  Anghio, l’ antico nome con il quale prima di Sardina veniva identificata questa località, deriva dal latino anclum ossia gomito, il termine richiamava la particolare forma a “V” rovesciata che l’ansa del fiume Arno tracciava intorno a queste terre prima che, alla metà del Cinquecento, il suo alveo venisse portato a scorrere nella posizione attuale a sud dell’abitato di Calcinaia.

Le molte vicende belliche che interessarono il territorio della pianura pisana nei secoli XIV e XV, durante le guerra tra Pisa e le città rivali, portarono ad una devastazione del contado e ad un pressoché totale abbandono degli edifici di culto situati nei luoghi non fortificati, la chiesa di San Lorenzo, come molte altre cappelle del pievanato di Calcinaia, fu tra queste.

Per quanto la cappella fosse ridotta ad un rudere, il suo beneficio continuò ad essere assegnato ad un ecclesiastico, fintanto che nel 1455, l'arcivescovo di Pisa Giuliano de' Ricci la unì al monastero dei Canonici regolari di Nicosia, presso Calci, che già possedeva vari beni in quell'area. La proprietà della cappella o di ciò che ne restava, passò nel 1455 dall’arcidiocesi di Pisa al monastero dei Canonici regolari di Nicosia presso Calci. Il monastero, come accadeva per altri enti religiosi che avevano proprietà sul territorio, non si occupò della diretta amministrazione dei terreni di Sardina ma concesse a livello la loro gestione per un canone annuo fisso, ad una serie di abbienti famiglie che li amministrarono nel corso dei secoli, fra queste: i Giuntini, i Carducci, i Saliti ed i Chiocchini.

Nel 1557 la cappella risultava completamente distrutta, i canonici di Nicosia tornarono ad occuparsi della chiesetta solamente negli anni sessanta del Settecento quando provvedettero a riedificarla in stile tardobarocco, come attualmente si presenta, intitolandola al beato Arcangelo Canetoli, membro del loro ordine, beatificato nel 1748 da papa Benedetto XIV.  La facciata si presenta suddivisa in quattro paraste con portale centrale sormontato da una finestra a campana, inserita all’interno di un frontone spezzato; il frontone a sua volta è coronato da cinque pinnacoli, quattro di essi sono sormontati da sfere in pietra serena; il pinnacolo centrale reca sulla sommità un calvario sopra al quale è collocata una croce pisana.  L’interno della cappella, decorato finemente in stucco, presenta un unico altare con una tela raffigurante Il beato Arcangelo Canetoli che contempla l’Incoronazione della Vergine Maria, opera del pittore Gaetano Maria Franchi (1767).

Nel 1780 il monastero di Nicosia venne soppresso a seguito dei decreti del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, l’oratorio assieme al podere attiguo, fu acquistato ad un prezzo di favore dalla famiglia Morelli che lo lavorava già da più di due secoli. Nel 1842 i beni passarono alla famiglia Corsi che provvedette ad apportarvi alcuni restauri all’inizio del Novecento. Appoggiato alla facciata della chiesa si trovava un rocchio di colonna scanalata in marmo; risalente all’epoca romana, il pezzo venne riutilizzato nel Medioevo come componente architettonico forse come acquasantiera ed è stato trafugato verso la metà degli anni Ottanta del secolo scorso. A testimonianza degli antichi resti della cappella medievale rimangono i blocchi di verrucano reimpiegati per il sagrato e per la costruzione dell’edificio odierno oltre ad un elemento di cornice in pietra con decorazione geometrico-fitomorfica murato nella facciata della vicina casa colonica.

Attualmente la cappella reca l’intitolazione a santo Stefano Protomartire e non più al beato Arcangelo perché i Corsi trasferirono alla fine dell’Ottocento, a questa chiesa, l’intitolazione di un distrutto oratorio, quello di Santo Stefano in Punturi che si trovava nei pressi della casa padronale della loro fattoria.

Il Comune di Calcinaia, dopo aver acquisito l’edificio dagli eredi Corsi nel 2014, ha provveduto a conservarlo con un accurato restauro restituendolo alla popolazione nell’anno successivo.

Ricerca storica a cura di Christian Ristori

 

Texts to be translated for historical information about tourist sites in the municipality of Calcinaia. 

Chapel of Santo Stefano in Sardina, formerly the Oratory of  Beato Arcangelo Canetoli

The name Sardina was first mentioned in the XV century; the current chapel that bears the dedication to Saint Stephen is located approximately at the same place where the old chapel of Saint Lawrence de Anghio existed as early as 1083.

The ownership of the chapel, which was in ruins and without a roof, passed in 1455 from the Archdiocese of Pisa to the monastery of the Canons Regular of Nicosia in Calci. The Canons of Nicosia came back to take care of the church only in the 1760s, when they decided to rebuild it in late Baroque style and renamed it after the Blessed Arcangelo Canetoli, a member of their order. Inside there is a painting of the Virgin Mary appearing to the Blessed Archangel Canetoli, by the painter Gaetano Maria Franchi (1767).

In 1780 the monastery of Nicosia was suppressed as a result of the decrees of the Grand Duke of Tuscany, Pietro Leopoldo, and the oratory, together with the adjacent farm, was bought by the Morelli family, which had already been working on it for more than two centuries. In 1842 the ownership was passed on to the Corsi family.

The Municipality of Calcinaia, after acquiring the building in 2014 from the Corsi heirs, has taken steps to conserve it with careful restoration, returning it to the public the following year.